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Il Mondo di Podromas

Ambientazione

 


 

L’intero mondo di Podromas è tenuto unito da una sottile rete energetica chiamata: Podra. Per gli stregoni che abitano le lande orientali, essa è la fonte essenziale del pianeta, l’ente magico che da la vita ad ogni cosa e per questo degno del loro più alto rispetto. Esistono uomini, a volte popoli interi, che ignorano totalmente l’esistenza di Podra, pensano sia il nome di una creatura leggendaria o di una divinità a cui gli antichi si rivolgevano per ottenere campi fertili e scongiurare catastrofi naturali. Grazie al diffondersi di questa vaga ignoranza, da qualche tempo i regni degli uomini hanno visto incrementare il numero di guerre, di epidemie e di terribili sciagure. Odio, invidia ed egoismo, alimentati da una corruzione dilagante, hanno portato alla distruzione di città e alla desertificazione di interi territori. La Terra del Fuoco è stata recentemente colpita da un morbo lancinante, le grandi capitali delle Terre Centrali sono state cancellate in una sola notte da un’oscura forza maligna, mentre i cavalieri di Seris sembrano scomparsi dal continente per qualche inspiegabile ragione.

In questo fermentato scenario i concetti di bene e male assumono un valore pressoché indefinito. Grandi azioni positive spesso portano a conseguenze catastrofiche e, al contrario, grandi calamità e sofferenze consentono a volte rinascite vigorose e prodigiose. Ma non esiste una vera definizione di giusto o sbagliato: dolore e gioia si susseguono rapidi nella vita di ogni personaggio favorendo sia la loro crescita che talvolta la loro rovina. Da qui il bisogno di trovare un equilibrio, una sorta di bilancia che tenga unito il cerchio della vita. Delicato e vulnerabile come l’animo di ogni essere umano. Basta una scintilla per far sbilanciare da una parte o dall’altra i due piatti, un fuoco che divampa velocemente e distrugge ogni cosa.

Il cerchio di fuoco simboleggia l’inizio di una rottura, una crisi preannunciata che presto diventa inevitabile. Il mondo si è trasformato in una selva di briganti e mistificatori, sempre più imbarbarito e ignorante di fronte a un Uomo che perde di vista i propri valori. Lo smarrimento produce sofferenza, la sofferenza produce odio, l’odio produce violenza. Ormai il seme della corruzione è germogliato e la sete di potere di pochi si mescola alla rabbia di molti.

Il nord è l’unico territorio che incontriamo leggendo Il cerchio di fuoco. È quasi interamente occupato dal grande Regno della Terra del Fuoco bagnato a settentrione dall’Oceano di Faton. Ad Est si estendono le lande inesplorate di Golunar, pressoché inabitate e ricche di misteri, mentre a Sud s’intravedono le Terre Centrali e le grandi città di Yoran e Itron.  Ad occidente, diviso dal Mare Interno, appare il Regno di Seris, i suoi porti sulla costa e i numerosi castelli arroccati sulle montagne. Ognuno di questi territori è sconquassato da grandi sconvolgimenti, per comprendere la natura dei quali è necessario esplorare più attentamente la nostra mappa.

La Terra del Fuoco

 


L’intera vicenda ha come protagonista assoluta la Terra del Fuoco. La natura di questo nome è decisamente inspiegabile, dal momento che ghiaccio e neve ricoprono la sua superficie durante quasi tutte le stagioni dell’anno. Tuttavia l’elemento del fuoco viene riproposto in alcune particolari tradizioni delle Terre Centrali,  secondo le quali tra le fessure dei Monti Grigi ci sarebbe nascosta la casa di una divinità da taluni conosciuta col nome di Dio Fuoco.

 

Storia recente

La storia di questo popolo è segnata da pochi ma cruciali eventi, tra i quali si annovera il più importante: la Guerra del Flamen. Non è ancora chiaro cosa sia stato effettivamente a provocare il conflitto più sanguinolento di questa epoca, tuttavia è scritto in un atto pubblico che furono i popoli delle Terre Centrali i primi a contrarre il morbo.

Si racconta che intorno al 1030 prima dell’Era Oscura alcuni mercanti di Silmidiste si recarono nella città di Itron per stipulare degli accordi commerciali con le istituzioni locali. Nelle prime pagine dei loro diari, le Terre Centrali vengono descritte come un approdo perfetto per i loro affari, un bacino infinito di ricchezze dal quale attingere e dirigere i loro investimenti. Tuttavia si leggono note delle settimane successive che condannano a più riprese i sovrani di Itron, esageratamente opulenti e scontrosi nei confronti degli stranieri, avversi al cambiamento e corrotti come tutta la schiera di cortigiani al loro servizio. Le pagine parlano anche di una malattia, una specie di pestilenza che colpiva principalmente i poveri della città e che i dottori non sapevano né spiegare né curare. Fu allora che i mercanti decisero di andarsene, scontenti e anche un po’ impauriti da un possibile contagio.

Negli anni successivi, dal 1035 al 1040 la Terra del Fuoco fu testimone ad un’enorme immigrazione di massa da parte dei popoli centrali che mise in grave crisi il regno e le sue casse. Le risorse già residue cominciarono a scarseggiare e in poco tempo iniziarono le prime rivolte. All’inizio furono presi di mira i nuovi arrivati, colpevoli di aver depredato le loro riserve di cibo, dopo fu la volta invece dei sovrani responsabili di aver accolto quelle migliaia di sciagurati e di non avervi messo freno.

Re Jora Shenwar decise a quel punto di rispedire al mittente quella moltitudine di stranieri che non avevano ancora trovato occupazione nella Terra del Fuoco e che per questo motivo non avevano valore per il sovrano. Saputa la notizia i governi delle Terre Centrali concordarono assieme un piano per trarre vantaggio dalla situazione: richiamando i propri popoli alle armi, invocarono l’inizio di una Guerra Santa in nome della patria e in difesa di tutti i propri concittadini oppressi dalla malvagia avidità degli uomini del nord.

 

Iniziò così nell’inverno del 1045 la Guerra del Flamen, uno straziante conflitto durato quasi cento anni che si concluse essenzialmente con un nulla di fatto. Il nome trasse spunto dal grande fiume che divide i due regni, un confine che nessuno dei due eserciti riuscì a tenersi alle spalle per più di qualche mese. Re Poldan Shenwar, nipote di Jora, stipulò infine la pace insieme ai sovrani di Itron, di Zacar e ad alcune ambascerie dei cavalieri di Seris, l’inverno del 1139. Da allora i due popoli, enormente indeboliti, non si incontrarono più, se non per piccole scaramucce da una riva all’altra del fiume.

Dalla Guerra del Flamen, il regno della Terra del Fuoco trasse tuttavia l’u un grande vantaggio, ovvero aver trovato un alleato forte come il cavalierato di Seris, insieme al quale si concordò l’inverno successivo per sorvegliare assiduamente il confine con il Flamen ed evitare in questo modo nuove invasioni ed immigrazioni da parte dei popoli centrali. Altri accordi con Seris furono stipulati ma quasi tutti di natura commerciale. Le spese per tenere alto il fronte in modo continuativo peseranno infine per molti anni sulle casse del regno, e non verrà mai fatto niente per sopperire al problema.

Più tardi, tra il 1150 e il 1170, una terribile carestia dissemina il panico entro i confini della Terra del Fuoco, consentendo ad una malattia micidiale di diffondersi endemicamente in ogni città e campagna. Persino la casata di Shenwar non resiste ai colpi del morbo, costretta per di più a fare a meno delle proprie scorte di cibo donate in un primo tempo generosamente al popolo. Una sacerdotessa particolare di nome Sarah riesce tuttavia a trovare una cura e a salvare la principessa Pheresia, l’unica sopravvissuta della famiglia reale. Nel frattempo nel regno comincia a girare voce dell’esistenza di un nuovo culto religioso in grado di porre fine alla carestia e ad ogni tipo di ingiustizia. Nessuno è in grado di predirre a quali conseguenze porteranno tutti questi fatti.

 

Silmidiste

La capitale prende il nome dalla sua divinità patrona, Silmidiede, dea della guarigione e della speranza. La città si sviluppa interamente intorno ad un colle, circondata da due cinte murarie, una possente di pietra sulle pendici e un’altra più modesta sulla cresta. In vetta splende la cupola del palazzo reale, con i suoi pennacchi rossi e grigi e lo stemma che campeggia su ogni vessillo. La casata reale di Shenwar regna sulla Terra del Fuoco da più di tre generazioni, il suo simbolo è uno scudo con una fonte d’acqua stilizzata sullo sfondo a rappresentare il loro legame con la divinità patrona e l’elemento che più la indentifica.

 

Golunar

 


Golunar è il nome che viene accostato alle grandi terre selvagge dell’Est delimitate rispettivamente a Sud e ad Ovest dai fiumi Flamen ed Hiria. Praterie sconfinate, folte foreste ricche di misteri e di magia, vette innevate che scalfiscono il cielo. Golunar è la rappresentazione fisica di un potere da pochi ritenuto il più grande e puro del pianeta, e in grado di manifestarsi in forme a volte circoscritti ad un singolo elemento, altre ad intere zone come nel caso della foresta di Selvalas:

 

La vegetazione era fitta e rigogliosa. Alberi di betulle e faggi si mischiavano a boschi di pioppi e abeti arrampicati sin sopra le montagne. Uno sfogo puro e libero di Podra, l’energia degli elementi, un concentrato di forze naturali incontaminate e indomabili.

 

Nelle terre selvagge di Golunar esistono diversi luoghi ritenuti estremamente sacri dagli stregoni. Si chiamano volgarmente circoli di evocazione e simboleggiano la presenza massiccia di Podra. È qui che è possibile mettersi in contatto direttamente con gli Alton.

Gli stregoni sono gli unici esseri umani in grado di percepire Podra allo stato puro. Vedono le cose per come sono, a volte senza nemmeno distinguerle dalla loro manifestazione reale. Sono capaci di intravedere a fondo l’anima di ogni essere vivente, di riconoscerne i sentimenti e comprendere la natura delle sue emozioni. Possono contattare Podra in qualsiasi momento, alcuni riuscendo anche senza mai distaccarsene e per questo diventando un tutt’uno con essa. Questi speciali esseri vengono chiamati Alton e detengono la più alta carica tra gli stregoni. Sono estremamente saggi e potenti, conoscono Podra meglio di qualsiasi altro e la servono umilmente. Non interferiscono quasi mai con le vicende del mondo. Talmente è raro vederli che alcuni ritengono non esistano, altri pochi eletti invece sanno che l’unico modo per poter intercedere con loro è recarsi in un circolo di evocazione.

 

Terre Centrali

 


In un era imprecisata della storia, alcuni uomini delle lande meridionali decisero di migrare verso nord alla ricerca di nuove prede da cacciare e acqua con cui dissetarsi. Questo popolo, in partenza nomade e di semplici costumi, era conosciuto col nome di Laman e sopravviveva per lo più grazie allo sforzo dei suoi cacciatori a cavallo e alla maestria delle donne nel rimediare cibo dalla terra e conciare pelli. Col tempo, alcuni uomini impararono a trarre benefici anche dall’allevamento degli animali e dalla coltivazione dei campi e iniziarono così a stanziarsi proprio lungo le rive del Flamen. In epoche antiche, il corso del fiume si allargava lungo tutta la piana del Tejen, facilitando l’irrigazione dei terreni e lo spostamento tramite canoe e larghe chiatte di legno. I Laman erano suddivisi in molte tribù, ognuna di esse venerava Dei differenti, si vestiva con i colori distinti dei propri indumenti e aveva leggi circoscritte ai soli membri. Le Terre Centrali furono plasmate secondo le vicende di queste tribù, spesso in conflitto tra loro e incapaci di convivere a stretto contatto nonostante l’origine comune.

 

Storia Recente

Intorno al 400 pEO si crearono le città di Yoran, Itron e Zacar, rispettivamente attribuite alle tribù di Ashàrin, Hèrunar e Kolman, ognuna di esse posta in luoghi e climi differenti ma governate da sistemi gerarchici alla fine molto simili. Ad Itron, la prima vera città delle Terre Centrali, si consolidò un regime patriarcale costituito da un consiglio di nove saggi e due re, uno dedito alla guerra e alla protezione del popolo, l’altro responsabile dell’amministrazione interna e del tesoro. Il popolo degli Hèrunar aveva grandissimo rispetto del consiglio, molto più di quello che riservava ai due re, poiché esso incarnava il volere degli Dei e ogni suo membro veniva scelto per investitura divina. Esistevano riti talmente oscuri e complessi nel designare la carica dei saggi, che ancora oggi non si comprendono del tutto.

A Zacar il governo era invece retto da un solo uomo, onnipotente e divinizzato, da molti chiamato il Tiranno. Egli conservava il potere grazie ad un largo plebiscito che si teneva più o meno a scadenza regolare ogni due anni e al quale il popolo partecipava con grande entusiasmo. Era possibile che dopo le votazioni il sovrano non volesse rinunciare al comando e in questo caso era suo diritto esigere un combattimento di sangue contro il suo aspirante successore. Il popolo Kolman amava questo tipo di celebrazioni. La lotta per il trono aveva regole precise da seguire e non ammetteva la resa. Chiunque fosse diventato re, avrebbe dovuto uccidere l’altro pretendente e bere il suo sangue.

 

 

I Kolman erano conosciuti anche per essere uno dei popoli più laboriosi e sofisticati dell’intera regione. Minatori e inventori, avevano fatto delle montagne la loro vera casa. Modellavano la roccia a loro piacimento ricreando in superficie fortezze e abitazioni di incredibile fattura. Tra di loro esistevano fabbri forgiatori le cui armi si vendevano al peso di libbre d’oro in tutto il continente, e ingegneri che avevano progettato meccanismi di difesa così perfetti e articolati da non essere più replicabili.

Ma il popolo che ebbe più fortuna tra i tre fu indubbiamente quello Ashàrin. Nell’anno mille pEO nacque Olomon , colui che il Libro dei Salmi di Yoran ritiene sia stato il primo profeta del Dio Fuoco. Egli venne al mondo dall’unione di una madre Asharin e un padre Herunar. La sua vita fu dominata da innumerevoli eventi infausti che portarono per causa sua i due popoli delle Terre Centrali alla guerra. Yoran a quel tempo era governata da un sovrano amato e rispettato di nome Kar Gondu e sua moglie Eisien. Il suoi domini godevano di una grande prosperità grazie all’abbondanza d’acqua e agli Dei misericordiosi. Un giorno re Kar Gondu decise di invitare i sovrani di Itron nel suo palazzo per celebrare l’avvento dell’anno 999pEO, l’ultimo prima del volgere del millennio. I due re Herunar, per onorare la sua offerta, portarono in dono svariati tesori di inestimabile ricchezza e oltre duemila persone tra cortigiani e concubine da accompagnare alla loro visita. Kar Gondu fu deliziato dalla loro cortesia. I due re di Itron erano fratelli, il più grande, Ramos, deteneva il comando sia sull’esercito che sulle casse dello stato, l’altro si chiamava Aryn e aveva solo pochi anni meno del fratello. I due re appartenevano ad una dinastia di grandi sovrani che aveva comandato per più di cinque secoli la città di Itron. Aryn era più giovane ma non per questo meno intelligente o scaltro. In patria era conosciuto per essere un uomo affascinante e sicuro, molte erano state le volte in cui Ramos si era sentito in difetto di fronte ai genitori e aveva invidiato la praticità e la spigliatezza con cui Aryn risolveva sempre le cose. Queste sue abilità furono notate anche a Yoran, soprattutto dalla regina Eisien.

Ramos passò tutto il tempo della sua permanenza a intessere rapporti con re Kar Gondu, con l’obiettivo di amicarselo e ottenere così vantaggiosi accordi commerciali tra le due città-stato. Arys tuttavia aveva ben altri interessi. Ammaliato dalla bellezza della regina, cercò in tutti i modi di attirare la sua attenzione, nonostante comprendesse bene il rischio di tali azioni. Eisien di contro canto ricambiò i suoi gesti invitandolo spesso a incontri privati nei suoi giardini o a camminare insieme all’aperto lontani da palazzo. In breve tempo si trovarono coinvolti in un’intensa storia d’amore segreta e dalle conseguenze catastrofiche. Al momento della partenza dei due re, Arys disse ad Eisien che sarebbe ritornato da lei non appena sarebbe stato possibile e che allora non l’avrebbe più lasciata. Una promessa vana, dal momento che entrambi sapevano cosa avrebbe comportato quel tipo di frequentazione.

Nessuno dei due tuttavia aveva immaginato quali imprevisti avrebbero dovuto affrontare. Pochi mesi più tardi Eisien scoprì di essere incinta. Non era possibile che il figlio o la figlia che portava in grembo appartenesse al re, eppure non era difficile farglielo credere. Kar Gondu aveva da sempre desiderato da lei un erede, quella stessa sera trovò il modo di risolvere il problema. Nacque così, otto mesi più tardi, Olomon , un ragazzino dalle doti eccezionali e degno erede al trono di Yoran. Perspicacie, attento, abile in qualsiasi disciplina. A nove anni conosceva tutte le lingue Laman delle Terre Centrali, sapeva fare perfettamente di conto ed era in grado di combattere sia con la spada che con l’arco. Sua madre mantenne il segreto per tutto quel tempo, finché un giorno non si presentò a corte re Arys. I rapporti tra le due città-stato non erano migliorati dopo l’ultima visita. Ramos si era dimostrato un perfetto incapace ad amministrare il regno, troppe tasse e un esercito sempre più esigente e incontrollabile. Con l’avvento al trono di Arys, le truppe erano state riportate all’ordine, ma le rivalità con la città vicina si era comunque rafforzata. Piccole scaramucce avevano portato allo scontro i due popoli, così Arys era stato costretto ad intervenire personalmente per ricostituire la pace.

L’incontro tra Eisien e Arys risvegliò immediatamente l’amore perduto, ma la tensione era troppa, il rischio incalcolabile. Più volte fu notata la somiglianza tra il figlio del re e l’Herunar Arys. I due si conobbero e scoprirono di avere molte doti e interessi in comune. Arys insegnò ad Olomon alcuni trucchetti con la spada, Olomon ricambiò mettendo a conoscenza Arys di alcuni manufatti sacri che parlavano di storia antica e di un culto misterioso basato sulla ricerca dell’Eletto di Yurnays.

Arys rimase a Yoran per diversi mesi, occupato per la maggior parte del tempo a rimediare agli errori del fratello al cospetto di Kar Gondu. Eisien era invece sempre più combattuta, incerta se rivelare il segreto al suo amato oppure no. Gli eventi nel frattempo precipitavano. Itron apriva le porte agli uomini del nord, Kar Gondu sospettava un colpo di mano di Ramos contro di lui, Arys si sentiva sempre più osservato e a disagio. Una sera Kar Gondu chiamò a palazzo alcuni sacerdoti degli Dei per ricevere un responso sul futuro del suo regno. La cerimonia fu insolita: i portavoce degli Dei rivelarono che Yoran stava correndo un grave pericolo, l’oscurità incombeva da sud, i popoli del Nord avrebbero sancito la fine del loro popolo. Solo una persona sarebbe stata in grado di salvarli, nata dal fuoco e portatrice di luce, egli portava il nome del Dio Yurnays. Un ultimo monito, infine, lasciò allibiti tutti quanti. Il germe del tradimento dimora alla corte del re, l’erede illegittimo porrà fine alla dinastia degli Ashàrin.

Inevitabilmente, il responso degli Dei fece cadere Kar Gondu in una profonda meditazione. In più alcune spie riferirono al sovrano che Arys non aveva mai avuto contatti con suo fratello in quel periodo, bensì era stato colto in flagrante mentre entrava nelle stanze della regina. Quando gli raccontarono cosa si erano detti, l’ira lo accecò.

Arys era appena rientrato nelle proprie stanze. La sua preoccupazione era completamente rivolta a Eisien e ad Olomon . Un attimo prima si era fatto confessare il segreto su suo figlio e aveva ordinato alla regina di andarsene subito da palazzo. Il tempo di raccattare le sue armi e li avrebbe raggiunti in un luogo concordato. Non sapeva tuttavia che Kar Gondu era a conoscenza di tutto e li stava tendendo un’imboscata. Fu un momento terribile. Le guardie apparvero alle loro spalle e calarono le spade. Arys parò alcuni colpi, Eisien fu trafitta in più punti per proteggere Olomon . Disperato il giovane re gridò ad Olomon di scappare, mentre una sciabola si abbatteva sulla propria testa. Il ragazzino dette retta all’istinto e corse a perdifiato oltre le mura del palazzo. Kar Gondu ordinò che Yoran fosse setacciata in ogni angolo, casa o pertugio alla sua ricerca. Nessun abitante comprese bene cosa era accaduto, tuttavia alcuni di essi si mossero in gran segreto assolutamente consapevoli di ciò che andava fatto. I sacerdoti degli Dei trovarono Olomon e lo trasportarono al sicuro nelle segrete del tempio.

 

Passò molto tempo prima che Kar Gondu si rassegnasse e che Olomon si riprendesse dalla tragedia. Contemporaneamente, Ramos dichiarò guerra ad Itron chiamando dalla sua parte il Tiranno di Zacar. Il conflitto lacerò le Terre Centrali per diversi anni, costringendo molte famiglie a emigrare verso Nord alla ricerca di pace e serenità. Ad Itron scoppiò un’epidemia a causa delle condizioni malsane in cui versava, mentre il Tiranno si trovò coinvolto in uno strano scontro con gli uomini del Nord, che intendevano appropriarsi delle sue miniere. In tutto l’esercito di Yoran non riusciva a sconfiggere i suoi nemici, costretto più volte a indietreggiare o arrendersi, fino a trovarsi assediato all’interno della propria capitale. Olomon assisteva agli eventi con grande fermento. Voleva vendicare sua madre e Arys, ma allo stesso tempo non voleva far cadere in rovina il suo popolo. I sacerdoti lo istruirono maggiormente sui riti sacri, finché non decise di rivolgersi direttamente alla divinità patrona della città, ovvero Yurnays. Chiese che in cambio del suo aiuto, avrebbe ristabilito il culto del Fuoco nella capitale e ricercato il suo Eletto fino alla fine dei suoi giorni. La preghiera ebbe buon esito, poiché dal cielo cominciò a cadere una pioggia di fuoco sulle schiere nemiche colpendo a morte lo stesso Ramos che aveva deciso di guidare le sue truppe per l’assalto finale. Olomon ottenne così l’appoggio dei sacerdoti, consapevoli che solo lui sarebbe stato in grado di ridare prestigio alla loro chiesa. Olomon raggiunse il palazzo, forte della sua investitura divina, e sbaragliò le guardie col potere del fuoco. Kar Gondu fu sottoposto al supplizio del rogo e Olomon conquistò la corona. Da quel giorno Yoran fu sottoposta al controllo dei sacerdoti, la chiesa degli Dei fu convertita nel tempio di Yurnays e Olomon assunse il ruolo di Priore.

Nel frattempo le città di Itron e di Zacar, impaurite dall’ascesa divina del profeta di Yurnays, decisero di rivolgere il loro astio contro la Terra del Fuoco e gli uomini del nord. Seguì la guerra del Flamen, alla quale Olomon si astenne completamente dal partecipare. Il suo obiettivo ormai era cercare tra la popolazione l’Eletto di Yurnays e sottoporlo alla prova della Yurna, così come sanciva il Libro dei Salmi.