Il Trono di spade, tra mito e fantasia


In un precedente articolo avevamo provato a decifrare quali inspiegabili misteri rendono il Fantasy un genere profondamente diverso dagli altri. Quello che per alcuni è solo una sottocategoria o un piacere per pochi lettori, abbiamo invece scoperto essere un contenitore di novelle e romanzi dal sapore mitico, epico e talvolta terribilmente drammatico. In queste righe proverò ancora a convincervi di come l’immaginazione e la fantasia siano strumenti estremamente efficaci per raccontare grandi temi e affascinanti colpi di scena. Ma soprattutto vedremo come un autore in particolare sia riuscito a rivoluzionare il concetto di Fantasy e riadattarlo al gusto di molti lettori.
Oggi si sente tanto parlare dell’opera colossale di George R. R. Martin, identificata per lo più col titolo della serie televisiva Il Trono di Spade, fiore all’occhiello dell’emittente televisiva americana HBO. La saga dei libri in realtà porta un altro nome, le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ed è stata concepita dall’autore nel lontano 1991. Dico “lontano” anche se con tempistiche diverse o strane coincidenze astrali nello stesso anno venivo al mondo anche io. Eppure prima della trasposizione televisiva debuttata nel 2011, pochi conoscevano – me compreso – questo “simpatico” signore dagli occhietti vispi e la barba da babbo natale. La serie ha avuto il pregio di rilanciare il genere Fantasy, rimasto un po’ inabissato negli anni dopo il successo planetario del Signore degli Anelli. Nessuno pensava che ci sarebbe stato qualcuno in grado di eguagliare in termini di critica e di talento l’opera di Peter Jackson, ma soprattutto non ci si aspettava che questo personaggio venisse riscoperto dalla televisione!
Martin è adesso, con tutti gli onori dovuti, la nuova stella degli amanti del Fantasy, un nuovo Tolkien per alcuni, il suo antagonista per altri. Il suo successo non riguarda solo una fetta di lettori. La serie piace a tutti, ma proprio tutti. E quindi la domanda scontata che ci poniamo è: come ha fatto?
Evitando di rivelare contenuti della storia – anche se ad oggi su facebook bisogna essere come Neo di Matrix per schivare gli spoiler degli amici – le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono un esperimento assai diverso dagli altri del suo genere. Molti dicono che non si tratti di Fantasy, ma più di un romanzo storico riadattato. Eppure nomi di personaggi e luoghi sono completamente inventati, esiste un velo di magia nel mondo anche se molto nascosto, e immancabilmente notiamo la presenza di ben tre draghi sullo sfondo. Quindi cos’è che lo rende davvero diverso dal Signore degli Anelli?
Se nella trama di Tolkien i personaggi si muovono nel contesto di una guerra epica tra Male e Bene, in Martin questi temi si mescolano assieme, si confondono, si sovrappongono continuamente, dando rilievo al carattere dei personaggi, molto più umani, molto più passionali, molto più mortali. In ciascun libro emerge una vena tragica che lega il destino di tutti i protagonisti: c’è sentimento, amore, ira, follia, sadismo, misticismo. Si sente quell’aria tetra del nostro medioevo, la trama è complicata, ricca di inganni, complotti e straordinari colpi di scena. In sintesi, Martin ha precorso nei suoi libri ciò che sarebbe diventato una costante nelle serie televisive attuali. Il male è solo una sfaccettatura dell’uomo, la morale può essere messa in discussione.
In un post che avevo scritto al termine della quinta stagione del Trono di Spade, avevo detto che al di là delle opinioni e dei pregiudizi, le nuove serie televisive stanno portando avanti una grandissima riflessione, un po’ abbandonata dal cinema. Le scene più avvincenti e allo stesso tempo raccapriccianti dell’opera di Martin sono proprio quelle che capovolgono completamente la struttura classica narrativa finora adottata dalla stra-maggioranza degli autori. L’epilogo è sempre incerto, le scelte dei personaggi non sempre portano alla conclusione voluta. Ma la sua grande intuizione, a mio dire, è stata quella di riadattare in chiave fantasy storie ed eventi che appartengono alla nostra cultura antica. Esistono episodi che ricalcano perfettamente la trama dei miti greci; vicende storiche che strizzano l’occhio ai grandi personaggi del basso e alto medioevo.
In conclusione possiamo affermare che le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco hanno avuto un grande merito, ovvero quello di aver messo in discussione il concetto di giusto arrivato dalla cultura cristiana, la morale moderna e le sue diverse accezioni. Non esiste solo una concezione di giustizia, di bene, di male. La tragedia e l’epica greca ci dicono molto altro. E Martin questo lo sa, e non a caso ha deciso di dircelo attraverso una storia fantasy.


RELATED PROJECTS